TFA e Indire: il TAR Lazio conferma, stesso titolo, stesso punteggio. Cosa cambia per te

Se ti sei specializzato sul sostegno con il TFA ordinario, o stai valutando se farlo tramite i percorsi Indire, questa sentenza ti riguarda da vicino: il TAR Lazio ha messo un punto fermo su una questione che da mesi teneva in ansia migliaia di docenti in attesa di sapere come sarebbero stati valutati i loro titoli nelle GPS.

Sommario

Cosa ha deciso il TAR Lazio

Con la sentenza n. 14298/2026 (Sezione Quarta Bis), il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha respinto il ricorso presentato da un gruppo di docenti specializzati tramite TFA ordinario, che chiedevano di ottenere un punteggio più alto rispetto a chi ha conseguito il titolo attraverso i percorsi straordinari Indire, introdotti dal Decreto Legge 71/2024.

La richiesta dei ricorrenti puntava su due obiettivi:

  • Graduatorie separate tra chi ha seguito il TFA (60 CFU, prova di accesso, tirocinio più corposo) e chi ha frequentato i corsi Indire (40 CFU, senza selezione in ingresso, tirocinio ridotto);
  • Un punteggio differenziato in GPS, per riconoscere il maggiore impegno formativo richiesto dal percorso ordinario.

Il TAR ha respinto entrambe le richieste, confermando che i due titoli restano pienamente equivalenti ai fini delle graduatorie, con l’attribuzione di 12 punti aggiuntivi sia per chi arriva dal TFA sia per chi arriva da Indire.

Perché il giudice ha deciso così

Il punto centrale della sentenza non è “quale corso vale di più”, ma a chi sono rivolti i due percorsi. I corsi Indire, spiega il TAR, sono pensati per due categorie specifiche di docenti: chi ha già almeno tre anni di servizio sul sostegno negli ultimi otto anni, e chi possiede una specializzazione conseguita all’estero. Per queste persone, l’esperienza già maturata o il titolo già ottenuto giustificano un percorso più snello, non “di serie B”.

In altre parole: la minore durata non è indice di minore qualità, ma la conseguenza logica di una situazione di partenza diversa. Una lettura confermata anche da Mario Pittoni, che ha commentato la sentenza sottolineando come le due strade portino allo stesso riconoscimento professionale.

Il Tribunale ha inoltre chiarito che il parere dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica non era obbligatorio, e che prevale l’interesse pubblico a garantire rapidamente un numero adeguato di docenti specializzati, vista la carenza di personale sul sostegno a livello nazionale.

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