Blog / Corsi di laurea all'estero / Mini Call Veloce 2025: tutti i risultati (deludenti) regione per regione

Non è stata una buona annata per la Mini Call Veloce. La procedura straordinaria, pensata per colmare i vuoti lasciati dalle immissioni in ruolo ordinarie, ha prodotto esiti tutt’altro che soddisfacenti.
Come evidenzia CISL Scuola, a livello nazionale meno del 20% delle cattedre di sostegno disponibili è stato effettivamente assegnato, lasciando scoperte migliaia di posizioni, soprattutto nelle grandi città del Nord.
Un risultato preoccupante che deve far riflettere il Ministero sull’efficacia della procedura. L’auspicio di migliaia di aspiranti docenti è che in futuro il MIM possa aprire la Mini Call anche agli specializzati all’estero in attesa di decreto di riconoscimento.
La Mini Call Veloce è una procedura straordinaria introdotta in via transitoria dal Decreto PA-bis (D.L. 44/2023, convertito nella L. 74/2023) per gli anni scolastici 2023/24 e 2024/25.
Consente ai docenti specializzati sul sostegno, inseriti nelle GPS di I fascia o negli elenchi aggiuntivi e non già destinatari di proposte di assunzione, di candidarsi per le cattedre vacanti in province diverse da quelle di inserimento.
In teoria, si tratta di un meccanismo rapido per garantire la copertura dei posti in territori con maggiore fabbisogno. Nei fatti, però, si è rivelato uno strumento poco attrattivo, incapace di compensare le criticità strutturali del sistema.
Ma vediamo nel dettaglio come sono andati le differenti tipologie di scuole, con un focus su Infanzia e Primaria.
Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia erano disponibili 393 posti: 308 assegnati e 85 rimasti vacanti, con una copertura del 78%. Per la scuola primaria, invece, la situazione è decisamente più più critica: su 6.834 posti, solo 1.088 sono stati coperti, lasciando 5.746 posti vuoti e una copertura pari al 16%.
Questa dicotomia rivela due scenari opposti: all’infanzia, col bacino ridotto, anche le aree più periferiche hanno visto una buona assegnazione; nella primaria, l’entità del fabbisogno ha superato di gran lunga la disponibilità di docenti disposti a muoversi.
Le ragioni principali sembrano legate alla riluttanza degli aspiranti a spostarsi verso le regioni settentrionali, dove si concentra la maggior parte dei posti liberi, ma anche alla tempistica ristretta della procedura e alla complessità burocratica.
La situazione più critica emerge per la scuola Primaria, dove il fabbisogno di docenti rimane molto elevato ma le domande presentate attraverso la Mini call veloce non sono riuscite a colmare i vuoti. Complessivamente, meno di un quinto dei posti disponibili è stato coperto, con un quadro particolarmente disomogeneo a livello territoriale.
L’analisi dei dati provinciali mostra con chiarezza i nodi strutturali della Mini Call Veloce. Le grandi aree metropolitane, dove la domanda è altissima, non sono riuscite ad attrarre un numero sufficiente di candidati.
Milano rappresenta il caso più emblematico: a fronte di 1.353 posti disponibili nella primaria, soltanto 162 sono stati assegnati, pari a una copertura dell’11%. Una percentuale troppo bassa per il principale polo scolastico del Paese.
Situazione simile a Venezia, dove su 208 posti soltanto 10 hanno trovato copertura (4%). Anche Genova ha mostrato risultati analoghi, con appena 11 assegnazioni su 248 posti (4%).
Tra i motivi del fallimento della mini call veloce ci sono sicuramente la complessità burocratica e i pochi giorni a disposizione per completare la procedura (dal 14 al 19 agosto).
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