Medicina, iscrizioni al palo: nel 2025 stessi numeri del vecchio test d’ingresso

Studenti di medicina in aula.

L’abolizione del test d’ingresso in Medicina, annunciata come una rivoluzione per liberalizzare l’accesso, non ha prodotto l’ondata di iscrizioni sperata.

I dati ufficiali parlano chiaro: 64.825 studenti si sono iscritti al semestre filtro nel 2025, di cui 54.313 a Medicina e Chirurgia, circa 4.473 in Odontoiatria e Protesi Dentaria e 6.039 in Medicina Veterinaria. Il boom promesso non c’è stato: si tratta di cifre in linea con gli anni precedenti, quando gli iscritti al test si aggiravano tra 63 e 65 mila.

Sommario

Accesso a Medicina: tutti i numeri delle iscrizioni a confronto

L’auspicato “effetto apertura” non si è materializzato. Nonostante la riforma abbia abolito il quiz a crocette e introdotto un modello basato sulla didattica e tre mesi di formazione, gli iscritti non sono aumentati. Roma guida le preferenze con circa 8.000 iscritti, seguita da Napoli, Bologna, Padova e Torino. Il nuovo sistema non ha convinto gli aspiranti medici: ce lo dicono i numeri, che confermano una sostanziale continuità con gli anni passati.

Nel 2023 furono 65.378 i candidati registrati al test di ingresso nazionale, nel 2022 circa 65.000, mentre nel 2021 si contarono 63.972 iscritti. Ancora prima, nel 2019, i candidati furono 68.694, con un picco che non è mai stato superato negli anni successivi.

Oggi, con 64.825 iscritti al semestre filtro, il quadro non mostra alcuna impennata: al contrario, la riforma ha mantenuto il bacino pressoché invariato, segno che la barriera d’accesso non dipende solo dallo strumento di selezione (già di suo molto discutibile), ma anche da fattori strutturali come disponibilità di posti, organizzazione universitaria e la presenza di regole chiare e certe.

Semestre Filtro: una riforma fallita in partenza

L’idea (almeno sulla carta) poteva essere condivisibile: formare prima, selezionare poi. Ma nella pratica, tre esami nazionali (Biologia, Chimica, Fisica), un calendario didattico serrato e un numero programmato di soli 24.000 posti creano un filtro simile al precedente.

Non mancano poi le critiche alla mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni italiane e alla pressione psicologica che deve subire il candidato durante tutta la durata del Semestre Filtro. I “Giovani Medici per l’Italia” parlano di “percorso a ostacoli” e osservano come si stia replicando lo stesso modello competitivo e stressante veicolato con il precedente sistema.

Ecco perché molti candidati, come successo nel caso eclatante dell’Università di Napoli, rinunciano prima ancora di affrontare il semestre filtro. Il timore di investire tempo, risorse e aspettative in un semestre che può trasformarsi in un vicolo cieco è comprensibile.

L’assenza di orientamento, l’incertezza sull’esito e la percezione di un ingranaggio troppo rigido stanno erodendo la fiducia nei meccanismi universitari.

No al vecchio test d'ingresso, sì ai corsi privati di preparazione

Uno degli effetti collaterali più evidenti della riforma è il proliferare dei corsi privati di preparazione. Se con il vecchio test d’ingresso rappresentavano un passaggio quasi obbligato per migliaia di studenti, oggi tornano a occupare la scena con il semestre filtro. L’abolizione del quiz a crocette non ha cancellato il bisogno di formazione extra, anzi: gli studenti si trovano ora a dover affrontare tre esami universitari complessi (Biologia, Chimica e Fisica) in pochi mesi, con una pressione ancora maggiore rispetto al passato.

Molte famiglie stanno investendo in corsi intensivi offerti da società private che promettono strategie e supporto per superare gli esami del semestre filtro. Una dinamica che replica in tutto e per tutto il meccanismo dei corsi di preparazione al test d’ingresso, con costi spesso elevati e un forte peso sulle spalle degli studenti.

Questo fenomeno evidenzia una contraddizione di fondo: la riforma era stata presentata come un modo per rendere l’accesso a Medicina più equo e inclusivo, ma di fatto rischia di ampliare le disuguaglianze. Chi può permettersi il supporto di corsi privati parte avvantaggiato, mentre gli altri devono affrontare da soli una selezione che resta altamente competitiva.

Secondo alcune associazioni studentesche, questo sistema non fa altro che spostare le stesse criticità del vecchio test in un’altra fase del percorso, senza risolvere il problema dell’accesso contingentato. 

La soluzione estera: studi Medicina senza incertezze e con regole chiare

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