Blog / Abilitazioni e Specializzazioni all'estero / Docenti di sostegno: 45mila conferme non bastano se manca l’abilitazione

Negli ultimi giorni il tema della continuità didattica sul sostegno è tornato al centro del dibattito pubblico. I dati diffusi e rilanciati da Orizzonte Scuola parlano di oltre 45mila docenti di sostegno confermati su richiesta delle famiglie, un risultato presentato come un passo avanti per l’inclusione scolastica e la stabilità dei percorsi educativi.
La continuità, soprattutto per gli alunni con disabilità, è senza dubbio un valore fondamentale. Tuttavia, se si osserva più da vicino il funzionamento del sistema, emergono alcune fragilità strutturali che rischiano di rendere questa continuità parziale e disomogenea. Fragilità che riguardano non solo l’organizzazione scolastica, ma anche la posizione professionale di migliaia di docenti che oggi lavorano sul sostegno in condizioni di precarietà.
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Secondo quanto illustrato dal Sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, per l’anno scolastico 2025/26 sono state presentate 57.824 richieste di conferma dell’insegnante di sostegno già assegnato nell’anno precedente. Di queste, 45.289 sono state accolte, consentendo la prosecuzione del lavoro con lo stesso docente.
Parallelamente, il Ministero ha annunciato un rafforzamento dell’organico di diritto sul sostegno, con 1.866 posti aggiuntivi a partire dal 2025/26 e ulteriori incrementi negli anni successivi. L’obiettivo dichiarato è garantire la presenza degli insegnanti fin dall’inizio dell’anno scolastico e ridurre la frammentazione degli interventi.
Numeri importanti, che però raccontano solo una parte della realtà.
Il tema centrale non è la conferma in sé, ma chi può davvero essere messo nelle condizioni di garantire continuità. La continuità didattica sul sostegno, infatti, non dipende soltanto dalla volontà delle famiglie o dalle intenzioni del Ministero, ma da un presupposto molto concreto: la disponibilità di docenti in possesso della specializzazione sul sostegno.
Nella quotidianità delle scuole, una quota rilevante dei posti di sostegno continua a essere coperta da docenti non specializzati, spesso chiamati per supplenze annuali o temporanee. In molti casi si tratta di insegnanti che svolgono un lavoro serio, continuativo e apprezzato, ma che operano in una condizione strutturalmente fragile. Senza la specializzazione, la possibilità di essere riconfermati diventa incerta, quando non del tutto impossibile.
Il risultato è un paradosso evidente: si parla di stabilità e continuità, ma il sistema continua a poggiare su una base precaria, in cui anche percorsi educativi ben avviati rischiano di interrompersi per motivi formali.
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L’incremento dell’organico di diritto viene spesso presentato come la risposta definitiva alla carenza di docenti di sostegno. In realtà, l’aumento dei posti rende ancora più centrale il tema della specializzazione.
Più posti disponibili non significano automaticamente più continuità se non cresce, in modo proporzionale, il numero di docenti in possesso del titolo richiesto. Senza specializzazione, l’accesso alla prima fascia GPS resta precluso, così come la possibilità di costruire un percorso professionale meno frammentato e più coerente nel tempo.
Per molti docenti precari, questo si traduce in una situazione di stallo: il lavoro c’è, il bisogno è evidente, ma manca il requisito che consente di trasformare l’esperienza maturata in stabilità reale.
È proprio all’interno di questo quadro che la specializzazione sul sostegno sta assumendo un peso sempre più strategico. Non come scorciatoia né come soluzione emergenziale, ma come condizione strutturale per restare pienamente dentro un sistema scolastico che oggi chiede continuità, competenze specifiche e percorsi educativi stabili.
Chi non è specializzato rischia di restare ai margini dei meccanismi di riconferma, anche quando ha già maturato esperienza sul campo e dimostrato capacità professionali. Al contrario, il possesso della specializzazione consente di accedere a strumenti che rendono la continuità non solo auspicabile, ma concretamente praticabile: dalle graduatorie alle possibilità di riconferma, fino a una maggiore coerenza nel proprio percorso lavorativo.
È in questo spazio che interveniamo noi di Eurouniversity. Offriamo la possibilità di accedere a percorsi di specializzazione sul sostegno strutturati e attivi durante tutto l’anno, senza finestre rigide o scadenze concentrate in pochi periodi. Questo permette ai docenti di valutare il percorso con maggiore consapevolezza, in base alla propria situazione professionale, senza dover attendere bandi sporadici o momenti specifici dell’anno scolastico.
Il bisogno emerge con chiarezza: se il sistema scolastico chiede stabilità e inclusione, deve poter contare su docenti qualificati. E i docenti, a loro volta, devono poter accedere a percorsi che consentano di acquisire la specializzazione richiesta, per non restare intrappolati in una precarietà che rischia di diventare strutturale.
Da anni lavoriamo nell’orientamento e nell’accesso a percorsi di specializzazione sul sostegno, accompagnando i docenti in tutte le fasi: dall’analisi del profilo individuale alla verifica dei requisiti, fino al supporto lungo il percorso formativo.
La possibilità di accedere a percorsi attivi 365 giorni l’anno, senza scadenze rigide, rappresenta un elemento concreto per chi lavora già nella scuola e ha bisogno di pianificare la propria crescita professionale in modo compatibile con l’attività lavorativa.
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